La costante resistenziale sarda
Con questo concetto[5] l'insigne archeologo Giovanni
Lilliu riassume la lotta millenaria condotta dal popolo sardo contro i
colonizzatori che di volta in volta si sono affacciati sulle coste dell'Isola.
Questa forma di resistenza (che è stata attiva o passiva a seconda dei casi)
esordì sconfiggendo i Cartaginesi che invasero a più riprese la Sardegna con un imponente
corpo di spedizione (per cui non di vera dominazione punica si dovrebbe
parlare, bensì di federazione sardo-punica cementata dalla comune
avversione per l'avanzata romana nel Mediterraneo). Le rivolte contro il
dominio romano furono numerose in periodo repubblicano, ma vennero schiacciate
nel sangue e permisero di riversare a più riprese sui mercati dell'Urbe un
ingente flusso di schiavi (un destino che accomunava i Sardi di allora agli
altri popoli conquistati militarmente). Cicerone non mancò mai di sottolineare
l'infedeltà delle città sarde nei confronti del potere romano.
Nel Medioevo, la nuova unità suscitata dalla lotta contro le scorrerie arabe
permise al popolo sardo di dotarsi di istituzioni uniche nel loro genere
nell'Europa del tempo. Il Giudicato di Arborea rappresentò l'ultimo bastione
tanto contro l'egemonia delle Repubbliche marinare genovese e pisana, quanto
contro l'invasione dei re aragonesi-catalani, cui fu ceduto il Regno di
Sardegna costituito artificialmente dal papato.
I Savoia trovarono un'Isola tutt'altro che docile al loro comando. Nel
1793-'94 i moti antifeudali ed antipiemontesi guidati dal magistrato Giovanni
Maria Angioy allontanarono i Piemontesi dalla Sardegna gettando le basi per una
repubblica giacobina, ma ben presto furono soffocati dai nobili e possidenti
sardi impauriti dalle rivendicazioni sociali espresse dal movimento angioiano.
La penetrazione del fascismo in Sardegna fu tutt'altro che facile e il regime
ebbe numerosi ed agguerriti oppositori (come Antonio Gramsci ed Emilio Lussu,
per esempio).
Nel secondo dopoguerra l'autonomia regionale è stata spesso messa in
discussione per le sue carenze ed il fallimento dei più importanti progetti di
riforma economica e sociale (Piani di Rinascita; industrializzazione calata
dall'alto). Oggi la lotta contro le basi militari, contro la prevaricazione
coloniale dei gruppi economici italiani ed esteri, contro la distruzione
dell'identità nazionale sono nuove tappe di questo processo di resistenza del
popolo sardo.
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