Il regno di Sardegna
Il regno di Sardegna
Il Regnum Sardiniae et Corsicae ebbe inizio nel 1297, quando Papa
Bonifacio VIII lo istituì per dirimere le contesa tra Angioini e Aragonesi
circa il Regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati poi alla
storia come Vespri siciliani). Il Regno faceva parte del variegato
complesso di stati che formavano la
Corona d'Aragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna. In seguito agli aggiustamenti territoriali seguiti
alla Guerra di successione spagnola, finita nel 1713, per un brevissimo
periodo, tra il 1713 ed il 1718,
l'isola passò agli austriaci che la cedettero poi al
duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ottenendo in questo modo il relativo titolo
regio. Per più di cento anni mantenne lo status di regno autonomo, fino
al 1847 quando fu poi pienamente integrata nell'amministrazione piemontese:
questo significò de iure l'annessione piena del Piemonte alla Sardegna, de
facto la scomparsa di quel che restava delle istituzioni autonome
dell'isola di Sardegna all'interno del Regno. In quel periodo varie riforme
provocarono forti cambiamenti nell'assetto del territorio: l'editto delle
chiudende («tancas serradas a muru») introdusse la proprietà privata
ponendo fine alla gestione collettiva dei terreni e determinando forti malumori
e rivolte. Il Regno di Sardegna fu poi la culla del Risorgimento italiano e,
insieme a Piemontesi e Savoiardi, i Sardi contribuirono non poco
all'unificazione italiana.
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