Sardegna I costruttori di torri
Più di 7.000 nuraghi (8.000/12000 secondo altre fonti), uno ogni 4 km², e
centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una delle
civiltà mediterranee più misteriose, al punto che anche le interpretazioni più
avanzate sulla funzione delle torri nuragiche e sulla vita e struttura sociale
di questo popolo mancano di riscontri archeologici certi. Ma allora, i
nuragici, i costruttori di torri, i Tirsenoy come li chiamavano i Greci
di allora (al pari degli Etruschi)[2], chi erano? Dalle
testimonianze delle genti antiche con cui interagivano, sicuramente furono un
popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in
piccoli nuclei tribali (clan). Furono i padroni assoluti della Sardegna per
circa 1000 anni (dal 1.500 al 500
a.C.), su un territorio allora ricchissimo di boschi, di
acque, di fertili valli. Il nuraghe era il centro della vita sociale delle
tribù, ma oltre alle torri, altre strutture megalitiche caratterizzavano la
civiltà nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi
sacri (luoghi di culto). Le enormi steli centrali delle tombe dei
giganti (molte superano i 4
m di altezza) e la straordinaria precisione costruttiva
dei pozzi sacri[3] dimostrano la complessità e la
raffinatezza raggiunta da questa civiltà. Anche la produzione di bronzetti,
tipica espressione della civiltà nuragica, con raffigurazioni a volte
realistiche, a volte immaginarie, aggiunge fascino al mistero dei nuragici,
mistero destinato sicuramente a durare ancora per la mancanza di un elemento
fondamentale per decifrare le civiltà antiche: la scrittura. Infine furono
sconfitti da Cartagine e da Roma. Nelle valli e sulla costa ha trionfato la
civiltà dei vincitori; in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la
cultura nuragica ha resistito tramandandosi nei secoli: per la sua originalità
e per i suoi misteri è quella che più di ogni altra simboleggia la Sardegna.
La civiltà nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima età del
Bronzo (dal 1.700 a.C.)
al II sec. Secondo questa ipotesi ciò fu vero solamente quando i nuraghi
persero la loro funzione originaria di controllori del territorio, in mancanza
di quell'abbondanza di risorse che in passato aveva garantito la pace interna
sull'intera isola.
Un contributo molto discusso allo studio di tale civiltà è di recente giunto
da una teoria del giornalista Sergio Frau, che vedrebbe nella civiltà nuragica
l'origine storica del mito di Atlantide. Il centro della presunta civiltà
atlantidea sarebbe dovuto essere il nuraghe-castello di Barumini, forse il più
imponente dell'isola. Recenti studi su di esso, e la zona circostante, hanno
evidenziato come un probabile cataclisma naturale (forse uno Tsunami nel
Mediterraneo) abbia disperso nel nulla una fiorente ed avanzata civiltà. Sempre
secondo questa teoria, le misure citate nel testo di Platone sono proporzionate
a quelle effettive della Sardegna (circa 300 x 500 km secondo il filosofo;
circa 150 x 250 km
nella realtà), e posizionando le Colonne d'Ercole nel canale di Sicilia e non
nello stretto di Gibilterra: anche la posizione sembrerebbe combaciare. .
Altre ipotesi[4], scarsamente sostenute dalla scienza ufficiale,
descrivono le strutture megalitiche come osservatorî astronomici: le torri
sarebbero state disposte secondo precise regole astronomiche e utilizzate per
la misura del tempo. Secondo altri, i nuraghi e le tombe dei giganti
sono costruiti e ubicati in base a regole che derivano dalla conoscenza del
magnetismo e della rabdomanzia.
Come i Celti nelle isole britanniche, anche i Sardi costruirono circoli
megalitici (anelli di pietre conficcati nel terreno) orientati verso i
punti dell'orizzonte in cui sorgevano il Sole, la Luna, Venere e la Croce del Sud; alcuni
sostengono che a quei tempi la
Sardegna fosse stata la grande isola sacra del
Mediterraneo.
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