Sardegna -
Demografia
Nonostante una civilizzazione plurimillenaria e
una popolazione residente
quasi triplicatasi negli ultimi 140 anni, la Sardegna
è una delle
poche regioni europee in cui un'economia moderna e diversificata
convive con un
ecosistema ancora intatto, se non vergine, per larga parte del
territorio. Il
milione e seicentomila sardi risiede infatti nella seconda isola del
Mediterraneo per estensione, fatto che consegna il loro territorio al
terzultimo posto per la densità fra le regioni italiane,
preceduto solo dalla
Valle d'Aosta con 37 ab./ km² e dalla Basilicata con 60
ab./km² per le province
di Nuoro, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra, Olbia-Tempio,
Oristano
e Sassari rispettivamente), tranne nel caso della Provincia di Cagliari
che
tocca i 119 ab./ km², dato comunque sempre sensibilmente
inferiore alla densità
media italiana (194 ab./Sempre in guerra con i Sardi dell'interno, mai
assoggettati, sia i Cartaginesi che i Romani deportarono nell'Isola un
vasto
numero di schiavi, utilizzati per lavorare nelle miniere e nelle
pianure come
agricoltori, per la produzione intensiva di cereali.
Importante fu anche l'afflusso di genti iberiche
durante la dominazione
aragonese e spagnola, mentre in epoca moderna, nel XIX secolo, furono
molteplici gli insediamenti di pescatori Campani provenienti da Ponza e
Torre
del Greco, che si stabilirono nei centri marinari della costa nord
orientale.
Arrivarono poi popolazioni venete, chiamate da Mussolini ad insediarsi
nelle bonifiche
dell'oristanese e che fondarono Mussolinia (1928),
chiamata poi Arborea.
Molti minatori giunsero da diverse parti d'Italia per popolare il
grosso centro
minerario di Carbonia, nel Sulcis (1935). Gli ultimi arrivi di
popolazioni in
ordine temporale, furono i Giuliano-Dalmati nel
1947, scampati
all'epurazione etnica perpetrata in Dalmazia e nell' Istria: si
stabilirono a Fertilia,
presso Alghero, nella Nurra.
In
questi ultimi anni si assiste ad un flusso di immigrazione dai paesi
del
Maghreb e dall' Est Europa. Da terra di emigrazione, la Sardegna
sta diventando
terra di immigrazione. Emigrazione
I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna,
secondo le ultime
statistiche, sono circa 500.000. Benché sia sempre esistito
un debole flusso
migratorio, la grande diaspora si originò negli anni del
dopoguerra con la fine
dei lavori per la costruzione di grandi opere pubbliche (dighe, strade,
riforestazione), avviate congiuntamente dallo Stato e dai privati al
fine di
ammodernare l'Isola. Si creò così una corrente
migratoria che si diresse
principalmente verso le aree industriali del Nord Italia, dove si
stabilirono
più di 200.000 Sardi. Lasciarono l'Isola in tanti, fuggendo
la crisi delle zone
interne e degli agglomerati urbani, trovando lavoro in tutte le
attività
produttive, negli impieghi pubblici, nelle fabbriche, negli ospedali,
nelle
università. Molti, benché emigrando, non
rinunciarono alla loro antica
tradizione pastorale ed insieme alle greggi, si trasferirono in
Toscana, nel
Lazio e nelle Romagne, rivitalizzando territori ormai in via
d'abbandono. In
epoche precedenti, verso la fine dell' Ottocento, un importante flusso
migratorio si diresse nelle Americhe ed in Australia. La maggior parte
degli
emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed
hanno
lasciato l'Isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei
(Francia,
Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso nazioni minori
come Paesi
Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela.
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