Sardegna -
L'Artigianato
L'artigianato tradizionale sardo è un
insieme di arti popolari estremamente
vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e
originalità. Alcune
di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito
l'influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia
dell'isola.
La ceramica è diffusa in diverse zone[9],
ma i maestri più noti
operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano, Pabillonis,
Siniscola,
Villaputzu.
La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti,
arazzi,
cuscini e tende[10] è in larga parte
ancora praticata a mano con
telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni
meccanizzate
mantengono le caratteristiche della tradizione. I gioielli
rappresentano una
delle testimonianze artigianali più autentiche dell'isola.
Ad Alghero, insieme
alle produzioni in filigrana, viene lavorato anche il corallo.
La
lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti molto
originali e
tipicamente sardi, come le cassapanche intagliate,
le sedie
impagliate di Assemini, le bisere dei Mamuthones
(ossia le maschere [13], tradizionali di
Mamoiada e Ottana) e le
produzioni in sughero di Calangianus. Altra antica tradizione
artigianale sarda
è quella della resolza o resordza
(dal termine latino rasoria
che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Dalla
classica lama
a fozza è murta (a foglia di mirto),
sono chiamate anche lepa e
sono considerate dagli appassionati delle veritabili opere d'arte. Le miniere
La Sardegna
è la regione italiana con il sottosuolo più ricco
di minerali. Conosciuti sin
dall'antichità, alcuni centri minerari erano sfruttati per
l'estrazione di
piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg
d'argento per
tonnellata di minerale). A partire dal 1800, furono aperte miniere di
carbone,
antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano
nell'Iglesiente, nel
Sulcis, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona
dell'Argentiera.
Attualmente l'attività estrattiva sta
attraversando un periodo di grave
crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco
competitive: l'economia
dell'Iglesiente si sta legando non più
alle miniere ma al turismo e allo
sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il
patrocinio
dell'Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e
architettonico delle
miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come
sua altra
grande risorsa.
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