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Fenici

SULKI COLONIA FENICIA

Durante i loro viaggi, i Fenici raggiungevano la Sardegna per scambiare i loro prodotti con quelli delle popolazioni nuragiche. Offrivano vasi, tessuti, gioielli, profumi, in cambio sopratutto di metalli greggi come rame, argento e piombo. Facevano scalo in luoghi dove era possibile anche rifornirsi di acqua e cibo, ripararsi dal maltempo e difendersi facilmente. Sceglievano, perciò, isolette vicine alla costa, stagni, lagune, piccole penisole. Proprio sull’isola di Sant’Antioco fondarono, circa 750 anni a.C., una delle loro colonie, Sulki, che, per la sua posizione, permetteva alla navi fenicie di ripararsi in due porti comunicanti, al nparo dai venti e dalla fune del mare. Sulki, dapprima semplice scalo, di-venne poi una vera e’ propria città’ sempre più florida. Essa cercò di espandere i propri territori con altri insediamenti, come ad esempio’ la fortezza di Monte Sirai che controllava il Canale di San Pietro, la via per le miniere dell’iglesiente, quella per il Campidano e la fertile pianura di Giba.

LA CITTA’

La città di Sulki si stendeva intorno ai porti, protetta alla spalle da una cinta di mura. I resti delle prime case fenicie della città sono stati ritrovati presso l’attuale Ospizio per anziani. Le case erano semplici e modeste; i muri erano di mattoni di fango o di piccole pietre che venivano poi intonacate con la calce; i pavimenti erano in terra battuta. Le case potevano essere a pian terreno o a un piano, avevano spesso un cortile su cui si affacciavano le varie stanze ed erano provviste di una cisterna per raccogliere l’acqua piovana. Probabilmente nei pressi del porto c’era un’ampia piazza per il mercato circondata da depositi e magazzini.




LE ATTIVITA’ ECONOMICHE

I fenici di Sulki si dedicavano al commercio, ma anche all’agricoltura e alla pesca. Nell’interno dell’isola veniva coltivata la fertile pianura di “Canai” (che in fenicio significava terra fertile). Quanto alla pesca, si pensa che fossero sfruttati gli stagni con vivai, mentre in mare si pescavano il tonno e il pesce azzurro che venivano poi esportati sotto sale. 11 sale veniva naturalmente ricavato dalle saline locali. Venivano pescate anche le “pinne”, molluschi dalle grandi valve, da cui si ricavava il bisso per ottenere tessuti pregiati. Altre importanti attività erano quelle dell’artigianato e della costruzione delle barche.

LA RELIGIONE NELLA SULKI FENICIA

Anche i Fenici, come i Sardi, adoravano i due principi della vita, quello femminile e quello maschile: ASTARTE, la dea della fecondità, e il dio BAAL, padre di tutte le cose. Inoltre i Fenici avevano in comune con i Sardi il culto dei Betili, cioè le pietre o pilastri sacri nei quali si credeva scendesse ad abitare la divinità. I luoghi di culto delle città fenicie erano sempre un “Luogo alto”, il “Tophet” e la Necropoli. Il “Luogo alto” era un luogo sacro, in posizione elevata, dove si pregava e si offiivano agli dei pani, frutta, fiori, profumi, oppure, in sacrificio, degli animali. Non lontano dall’abitato si trovava il “Tophet”, dove venivano deposti i resti dei bambini. Fino a poco tempo fa si pensava che questi bambini fossero stati sacrificati agli dei; ora si sa, invece, dopo accurate analisi dei loro resti, che i piccoli erano in realtà nati gia morti o morti poco tempo dopo la nascita. I corpi dei neonati o di piccoli animali sacrificati, venivano bruciati e le loro ceneri collocate in un’urna di terracotta che, coperta con un piattino, veniva deposta nel suolo dell’area sacra del “Tophet”. Li vicino si trova un altare che alcuni studiosi hanno ipotizzato come il luogo dove avvenivano i sacrifici e dal quale poi partiva la processione che portava le vittime al “Tophet”,più recentemente però ci si è resi conto che in realtà venivano uccisi animali o comunque solo in casi veramente eccezionali si sacrificavano bambini, si trattava solo di feti o bambini morti per malattia. Le ceneri dei corpi arsi venivano successivamente deposte in urne che venivano sistemate negli anfratti naturali del terreno e delle steli di roccia scolpita stavano ad indicare il sacrificio compiuto. dove venivano poi bruciate e deposte nelle urne. A Sant’Antioco è possibile visitare il “Tophet”, mentre non si sono ancora ritrovate le tracce dell’antica Necropoli fenicia, né del “Luogo alto”.




 
 
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